Archeologia

ARCHEOLOGIA FLUVIALE

Cosa sappiamo oggi delle vestigia archeologiche conservate dal limo e dalle sabbie dei fiumi? Come le indaghiamo? Da anni, da secoli probabilmente, si conserva memoria di singoli avvenimenti accaduti qua e là lungo i corsi d’acqua interni, avvenimenti comprovati da ritrovamenti spesso casuali. Solamente nel corso degli ultimi 50 anni, grazie al ricorso alle nuove tecnologie e alla caparbietà di numerosi ricercatori, spesso archeologi-subacquei, si è potuto ridare voce a questo patrimonio sommerso e ancora sconosciuto.

Ritrovamento di una testa scolpita in fondo al fiume. Foto K. Antoniazzi 2ASM

I fiumi formano dei veri e propri ecosistemi comuni alla spazio europeo che prescindono da invasioni e cambiamenti di regime, dalla formazione di grandi regni o dalla caduta di imperi. Alcuni corsi d’acqua attraversano diversi stati del continente o segnano la frontiera che oggi li divide, creando così un terreno comune di transito e scambi culturali.

I fiumi hanno costituito uno dei primi mezzi di sussistenza fornendo risorse ittiche e siti ideali per la caccia. Le installazioni o i semplici utensili creati dall’uomo per assolvere a tali pratiche hanno lasciato tracce sotto forma di nasse, ami, reti da pesca e relativi pesi, ma anche resti di installazioni fisse come peschiere, approdi galleggianti o palafitticoli, barche e piroghe. La vicinanza di questa enorme risorsa alimentare ha fatto si che spesso siano sorti piccoli agglomerati di capanne, botteghe artigiane, nucleo di futuri centri urbani.

Luoghi ricchi di risorse, importanti vie di comunicazione, passaggi obbligati, motore di magli e mulini, i fiumi sono da sempre oggetto di sfruttamento da parte dell’uomo che, spesso con modalità similari in tutta Europa, ha adattato o piegato alle sue esigenze argini e correnti. Gran parte di tali modificazioni, che siano esse derivate dall’azione dell’uomo o della natura, sono ancora oggi conservati dalle sabbie e dal limo sui fondali dei nostri fiumi.

Sono molte le informazioni che si possono ricavare dallo studio delle acque interne sia sulla geografia dei luoghi indagati, alluvioni, aumento e diminuzione della portata, modificazioni del percorso del fiume stesso, sia sulle differenti tecnologie impiegate dall’uomo, ai capi opposti del continente, per porre rimedio agli stessi problemi. Come attraversare il fiume? Quali tecniche di navigazione utilizzare, quali tipi di imbarcazioni adottare? Molti sono gli interrogativi che hanno trovato risposte diverse, ma efficaci: pensiamo per esempio alla costruzione di un ponte, che sia esso a volta unica come quello di Pont Saint Martin in Valle d’Aosta o quello sostenuto da imbarcazioni, come descritto sulla colonna di Marco Aurelio a Roma costruito per attraversare il Danubio. Lo stesso vale per i mezzi di trasporto costruiti secondo principi simili anche in luoghi molto diversi e lontani tra loro.

Lo scorrere lento e regolare di un fiume non è da considerarsi una barriera umida tra due terre, tra due civiltà, ma rappresenta, come in un corpo umano, il sangue che scorre nelle vene, carico di ossigeno vitale. Come l’aria, anche l’acqua è libera, non ha padrone e non conosce frontiere o barriere. L’uomo ha cercato e cerca tutt’oggi di irreggimentare il suo scorrere, di prevedere i suoi sbalzi d’umore a volte riuscendovi, altre volte venendo sommerso dall’ira delle acque per la sua ύβρις.

Di quali documenti disponiamo oggi? In quale maniera interrogare le fonti? E una volta ottenute le informazioni come interpretarle senza scadere nel fantascientifico o nel placido ipotetico?

Scopo di questo lavoro è presentare a livello teorico e pratico le tecniche di prospezione, di scavo e di documentazione maggiormente utilizzate nel campo dell’archeologia subacquea fluviale. Particolare attenzione e specifiche descrizioni verranno effettuate sulle tecniche impiegate durante le campagne di scavo condotte dal DRASSM (Département Récherche Archèologique Subaquatique et Sous-Marine) presso Arles, in Provenza dal 2007 ad oggi, alle quali ho partecipato con le mansioni di archeologo subacqueo e cineoperatore subacqueo.

Questo lavoro mi da altresì l’occasione per ringraziare il prof. Roberto Petriaggi e la prof. Barbara Davidde per il duro ed eccellente lavoro di insegnati che da anni svolgono presso l’università di RomaTre. Con costanza, serietà e qualche volta ironia, hanno formato le mie capacità e solleticato i miei interessi facendomi sviluppare competenze teoriche e pratiche. Oltre alla formazione accademica sono loro grato per avermi presentato al prof. Luc Long che, conoscendo il loro valore sia come archeologi che come insegnanti, mi ha accettato, una prima volta per poche settimane, come volontario, sul suo cantiere sul Rodano, chiamandomi poi gli anni successivi come operatore sui cui poter contare. Senza i fondamentali consigli e insegnamenti del prof. Roberto Petriaggi e della prof. Barbara Davidde non sarei certo qui oggi a parlare con tanto trasporto di metodi e tecniche di scavo e rilievo applicate nelle acque interne.

commenti
  1. Questo sito/blog, per iniziare va bene, è migliorabile e sei sulla strada giusta.
    Continua pure in questa direzione se vuoi raggiungere un buon risultato.
    Vinicio

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